SUL PIANO URBANO DEL TRAFFICO

IN GENERALE

Si può osservare che due sono le condizioni che stanno alla base della soluzione del traffico e della viabilità in città:

  1. la divisione del traffico di attraversamento da quello di stazionamento. La relazione generale del Documento di Piano (PGT) recita: “Resta in ogni caso obiettivo dell’Amministrazione Comunale individuare alcuni percorsi alternativi che possano configurare se non una vera e proprio tangenziale, la cui realizzazione sarebbe oggi preclusa dall’espansione edilizia, quantomeno una strada di scorrimento che consenta di evitare il centro storico”.
  2. la necessità di una ulteriore “decisiva” dotazione di parcheggi sulla collina centrale.

In mancanza di tali condizioni ogni proposta rischia di essere velleitaria perché i flussi rimarrebbero gli stessi e anche rivoluzionando i sensi di marcia il vantaggio che si otterrebbe in una fascia oraria (di punta) si ribalterebbe in quella opposta.

Inoltre i flussi di traffico utilizzati, risalenti al 2008, pur tenendo conto del parere del consulente che li ha ritenuti ancora “statisticamente” validi, riportano valori sottostimati rispetto alla situazione attuale.

 PIÙ IN PARTICOLARE

A integrazione di quanto riportato nel paragrafo 3.3 “Messa in sicurezza degli assi” il Piano dovrebbe considerare maggiormente il tema della mobilità e contenere orientamenti più vasti e mirati alla centralità del cittadino, della persona che vive a Cantù, dei suoi bisogni e delle sue difficoltà.

Ciò anche come conseguenza e sviluppo pratico di quanto previsto nella relazione generale di piano del PGT che demanda al Piano rbano del Traffico la realizzazione di “un sistema di “rete” dei percorsi a collegamento, che consentano l’attraversamento del territorio comunale nella sua interezza, compatibilmente con i calibri stradali esistenti.
Le piste ciclo pedonali di norma, saranno ricavate ai margini della carreggiata stradale, o, in mancanza al suo interno per mantenerne, il più possibile, i caratteri di autonomia rispetto ai tracciati viari riservati agli autoveicoli. Le green way sono corrispondenti ai sentieri vicinali lungo i percorsi agricoli o di campagna. La loro fruizione è principalmente pedonale e ciclabile, ma è consentito l’accesso ai mezzi agricoli.”

Chiusura del centro (ZTL). Un’obiezione consistente, sollevata specialmente da chi esercita attività commerciale in centro, riguarda la disponibilità di parcheggi. Nel documento (Allegato 2 – Tabelle A2-6 e A2-7) è rappresentato il rapporto domanda/offerta di parcheggi nei giorni feriali e di sabato. Si evince che le soste più vicine al centro presentano un indice di criticità elevato a differenza di altre soste che sono sotto utilizzate.

È ovvio che per ottenere il massimo di efficacia per una ZTL l’offerta di soste debba essere concentrata in prossimità della zona interessata ma, come già affermato sopra, né il Piano in questione né il PGT contengono previsioni specifiche in tal senso. Ciò che porta ad affermare che la proposta non produrrebbe gli effetti positivi dichiarati.

Si parla anche di “sperimentazioni di chiusura” in casi particolari. La soluzione potrebbe essere più dannosa che utile, se tali decisioni (necessariamente poche) non fossero programmate e pubblicizzate con largo anticipo, con lo scopo di evitare smarrimento e confusione nei cittadini che circolano per il centro città.

 SEGNALAZIONI CRITICITÀ

  • Incrocio Fiammenghini/Brambilla. Per chi proviene dal Parco Argenti la visibilità a sinistra è praticamente nulla. Da una verifica effettuata si è notato che si riescono a percepire i veicoli che sopraggiungono da ovest (a salire cioè da Largo Adua) quando l’autovettura ha ormai impegnato la carreggiata. Pur considerando un traffico non particolarmente intenso, si segnala l’oggettiva forte pericolosità, specialmente se i mezzi che vogliono immettersi sono motocicli e/o biciclette.
  • Immissione da via Andina in via Milano per procedere verso via Borgognone. Esistono solo venti metri disponibili per immettersi nel traffico discendente (che ha opzione per tutte le tre direzioni possibili), attraversare quello diretto a sinistra in via Uberto da Canturio e inserirsi in quello che procede verso Mirabello o che deve girare a destra in via Borgognone. La criticità sarà amplificata nelle ore di punta.
  • Immissione da via Ginevrina Fossano in via Ospedale, provenendo dall’incrocio Cantù-Fossano-Torre. Essendo prevista l’inversione del senso di marcia in Via Torre e in Via Domea, gli osservanti ritengono “obbligato” vietare la svolta diretta a sinistra da Via Fossano in Via Ospedale; direzione che rappresenta, già oggi, intralcio allo scorrimento e che è controindicata alla sicurezza in presenza della corsia riservata (in Via Ospedale) al transito dei mezzi pubblici che devono immettersi su via Ginevrina Fossano.
  • Immissione in via IV Novembre da via Brambilla provenendo dalle “quattro strade”. Il Piano non prevede esplicitamente il divieto di tale svolta a sinistra, riservandosi una decisione in futuro. Qualora tale svolta verso sinistra venisse permessa si annullerebbero immediatamente i “vantaggi” previsti dalla rimozione dell’impianto semaforico incidendo negativamente sul livello di sicurezza. Diventerebbe quindi obbligata la scelta di far proseguire per la direttrice E. Brambilla-Fiammenghini- C. Cattaneo-Largo Adua-E. Brambilla favorendo l’inserimento, quindi, in Via IV Novembre.
  • Immissione da via Anzani su via Ettore Brambilla, in direzione ovest. La soluzione proposta (che inverte il senso di marcia nella parte superiore di Via Alciato spostando su via Anzani il punto di immissione sulla via Brambilla) presenta la medesima criticità di quanto già considerato al precedente punto 4) con un livello di sicurezza ancora più critico. Diventerebbe quindi obbligata la scelta di svolta a destra utilizzando la rotonda delle “quattro strade” per effettuare l’inversione del senso di marcia.
  • Gironcino S. Adeodato-per Alzate. La soluzione prevista nel Piano proposto potrebbe essere attuata anche mantenendo gli attuali sensi di marcia con una modifica alla confluenza di Via Alciato per favorire l’immissione su via S. Adeodato
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SUL REFERENDUM COSTITUZIONALE

In autunno saremo chiamati a votare per il referendum confermativo della legge costituzionale dell’aprile scorso. Ciò in conseguenza delle disposizioni della Costituzione stessa che ne prevede il ricorso quando il quorum non abbia totalizzato i voti dei 2/3 dei parlamentari.

Confesso, pur non essendo a digiuno di “costituzione”, di aver finora affrontato il tema facendomelo “raccontare” dai giornali e dalle trasmissioni televisive dedicate e, pur essendo deciso ad approvare il contenuto della legge, ho ritenuto opportuno “testare” il mio parere con un approccio approfondito al testo della Carta costituzionale confrontando la versione attualmente in vigore con quella riformata dalla recente legge.

È mia abitudine, sulle questioni importanti, confrontarmi con le motivazioni di chi la pensa “al contrario”, non tanto per contestarne le ragioni quanto per rafforzare i miei convincimenti; un confronto che per essere veramente tale deve essere costruito sulle conoscenze e sui contenuti. Un atteggiamento che sintetizzerei in una parola: studio.

Ho cominciato a confrontare le due versioni della Costituzione, quella in vigore e quella riformata, evidenziando le parti modificate rispetto a quelle invariate.

Sono quindi passato ad analizzare gli effetti della riforma e, successivamente a sintetizzarli, anche graficamente.

Infine, con il solo intento di offrire un contributo al dibattito che nei prossimi mesi interesserà e coinvolgerà un grande numero (speriamo) di cittadini, ho pensato di pubblicarne i risultati.

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INFORMARE. A che punto siamo?

Abbiamo ascoltato dal Sindaco di Cantù, durante gli scorsi tre anni, dichiarazioni che chiamavano alla “resistenza contro lo Stato strozzino”, che decantavano il risanamento dei debiti o che esaltavano i tagli alle spese del Comune.
Ritengo opportuno, iniziata ormai la seconda parte del mandato, fare un’analisi più seria e approfondita del Bilancio comunale (clicca sul link) cercando di andare “dentro” le cifre e di ragionarle con un’angolatura che non sia solo contabile, ma sappia anche fornire un quadro semplificato e, spero quindi, più comprensibile.

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INFORMARE. Opere pubbliche: Quali e come?

Si parla da qualche mese di inversione della tendenza congiunturale anche se gli effetti positivi del superamento della grave “crisi” devono ancora essere definitivamente acquisiti.
È certo, comunque, che il livello reddituale medio del prossimo futuro sarà ridimensionato rispetto a quello pre-crisi e, quindi, una città più “leggera” e “virtuosa” è un obbligo verso i nostri giovani, le future generazioni e, perché no, le future amministrazioni.

Quali opere pubbliche?

Lo scorso 25 giugno, nella sua ultima seduta, il Consiglio Comunale di Cantù ha approvato il Piano di Azione per l’Energia Sostenibile proposto dall’Unione Europea a tutte le amministrazioni locali del Continente.
L’unanimità della votazione impegna l’Amministrazione cittadina, qualunque essa sia, a investire per il prossimo quinquennio sugli obiettivi previsti che riguardano in particolare l’incremento di impianti fotovoltaici pubblici e privati, la riduzione della quantità di rifiuti prodotti, l’efficientamento dell’illuminazione pubblica, la riqualificazione energetica degli stabili comunali (in particolare le scuole).
La presenza di progetti realizzabili nel quinquennio 2015-20 favorirà la partecipazione ai bandi europei per il loro co-finanziamento.
La definizione di tali progetti rappresenta quindi una priorità mentre il reperimento delle risorse necessarie per il co-finanziamento, valutabili in almeno un milione di euro per gli interventi pubblici diretti e per incentivazioni ai privati, un obbligo.

Quale tipologia di finanziamenti?

A invarianza di pressione fiscale e nell’incertezza derivante dall’alienazione dei residui cespiti immobiliari di proprietà comunale sembra che il ricorso ai mutui sia lo strumento più praticabile.

A quali condizioni contrarre un mutuo?

L’accensione di un mutuo impegna risorse di spesa corrente immediatamente e per tutti gli anni della durata del mutuo stesso.
È quindi opportuno fare il possibile perché l’utilità dell’opera finanziata corrisponda alla durata del mutuo; per esemplificare è fortemente “anomalo” contrarre un mutuo trentennale per rifare l’asfaltatura che ha mediamente una durata non superiore a 10-15 anni.

Quanto costa contrarre un mutuo, oggi?

Utilizzando dati recentemente dichiarati dall’Assessore al Bilancio si può calcolare che per 1.000.000 di mutuo della durata di 29 anni si dovrebbero restituire annualmente circa 52.000 euro di rata (capitale + interessi).

Quale la ricaduta dei mutui in essere sulle spese correnti del Comune di Cantù?

È solo la scadenza del mutuo che “libera” spesa corrente per un importo pari alla rata di ammortamento.
Il regolare pagamento delle rate in scadenza produce l’abbassamento del debito complessivo con effetti positivi sulla situazione patrimoniale del Comune.
Dalle informazioni desunte dagli allegati al Bilancio di Previsione 2015 ho costruito una scadenzario quinquennale corrispondente alla durata dei mandati amministrativi, compreso quello in corso.
Il risultato è il seguente:
periodo 2015-2017     Rata per mutui in scadenza fino al 31/12/2016              156.403,33
periodo 2017-2022     Rata per mutui in scadenza fino al 31/12/2021              287.531,52
periodo 2022-2027     Rata per mutui in scadenza fino al 31/12/2026           2.368,205,92
periodo 2027-2032     Rata per mutui in scadenza fino al 31/12/2031              678.343,54
Se ne deduce che anche per tutto il prossimo mandato non si libereranno grandi risorse e che il ricorso a nuovi mutui dovrà essere qualitativamente molto mirato (per opere da finanziare e per durata).

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INFORMARE. Il Rendiconto 2013: innovazione o continuità?

Il Consiglio Comunale nella seduta del 23 aprile u.s. ha approvato, con i soli voti della maggioranza, il Rendiconto di gestione (= il bilancio consuntivo) del 2013.

Considero per acquisito, anche se è un tema che resta di primaria attenzione, che le politiche dell’Amministrazione centrale hanno generato gravi difficoltà agli Enti Locali sia per la marcata riduzione dei trasferimenti che per l’introduzione dei vincoli derivanti dal Patto di Stabilità interno. Rimarco contemporaneamente che, anche se necessarie per riportare in equilibrio i conti, tali manovre hanno penalizzato specialmente i Comuni virtuosi nonostante le accorte politiche di bilancio adottate dagli stessi.

Nel corso del 2013, inoltre,  l’abolizione dell’IMU prima casa e le successive contromisure prese dal Governo per la relativa copertura hanno determinato un’ulteriore revisione del “federalismo municipale” introducendo novità che, di fatto, hanno allungato  i tempi necessari per la loro applicazione mettendo in grave difficoltà i Comuni riguardo ai Bilanci preventivi che hanno potuto essere approvati solo alla fine di novembre 2013.

L’ANCI (= associazione dei Comuni italiani) ha assunto posizioni molto critiche nei confronti delle decisioni del Governo chiedendo una maggiore equità nella distribuzione dei carichi tra “centro e periferia” e tenendo in maggior conto la “virtuosità”.

Il Sindaco di Cantù, che preferisce sempre “ballare da solo”, ha in più occasioni denunciato lo “Stato strozzino” avanzando “crediti” nei confronti dello stesso per circa 4,5 milioni di euro, corrispondenti alla contribuzione a favore del Fondo di Solidarietà nazionale; non ha però considerato che rispetto al 2012 il Comune di Cantù ha incassato circa 2,5 milioni di euro in più per effetto del diverso meccanismo di attribuzione dell’IMU allo Stato rispetto al 2012 e poco meno di 1 milione di euro sempre a titolo di Fondo di Solidarietà.                                                                                                                       Nello stesso tempo il Sindaco si è accreditato come un “risanatore” delle finanze comunali dichiarando di aver generato forti risparmi  e ridotto i debiti. In realtà l’esposizione debitoria a saldo a fine 2013 è il risultato del puntuale pagamento delle rate in scadenza che non richiedono il minimo intervento a carico della “politica” essendo a tale scopo sufficiente l’azione di un semplice e diligente impiegato. In relazione invece ai “risparmi” è opportuno esaminare i Rendiconti di Gestione del Comune di Cantù del 2011  (ultimo della Giunta Sala) e del 2013 (il più recente della Giunta Bizzozero).
Dal confronto tra i rendiconti si rileva che:
1) i cittadini, a copertura dei minori trasferimenti (statali e regionali per la massima parte) sono stati chiamati a versare più tributi “locali”, 8 milioni di Euro, cui sono corrisposti minori trasferimenti da parte dello Stato e delle Regioni per circa 6,5 milioni di euro.
2) Il saldo tra trasferimenti e oneri straordinari ammonta a poco meno di 1 milione di euro e corrisponde, in pratica, ai maggiori tagli generati dalla cosiddetta “spending review”.
3) Le minori spese “correnti” (quelle relative al funzionamento della macchina comunale nel suo complesso) sono attribuibili: a) al costo per il Personale per circa 0,34 milioni di euro (causato dalla mancata sostituzione dei pensionati, non consentita dalla Legge);  b) alla diminuzione degli interessi passivi sui mutui (causato dal meccanismo dell’ammortamento a rate costanti); c) alla diminuzione del valore dei servizi (1 milione di euro circa) prestati per la polizia locale, la cultura, lo sport, la pubblica istruzione, la viabilità e i trasporti, il sociale, le attività produttive, i contributi e sussidi vari. Inoltre d) gli investimenti sono diminuiti di circa 2,5 milioni di euro e costituiscono l’effetto diretto più negativo generato dalle regole del Patto di stabilità, effetto generalizzato ed esteso alla gran parte dei Comuni italiani. e) è stato registrato un avanzo di gestione di quasi 3,5 milioni di euro che è la conseguenza immediata del meccanismo introdotto dal Patto di Stabilità. A differenza di quanto avviene per le imprese private, e sempre per norma dettata dal patto di stabilità interno, l’avanzo di gestione non può essere “reinvestito” negli esercizi successivi, senza alterare il patto di stabilità stesso, se non per estinguere debiti; operazione che comunque produce effetti “benefici” in quanto libera risorse negli anni successivi.

Per tutto quanto sopra non si può certo parlare di “innovazione” (e quindi di Sindaco risanatore) quanto di “continuità” nella politiche di bilancio; il che non è, peraltro, da leggere come giudizio solo negativo se si considerano le oggettive difficoltà descritte in apertura.

Sono certo, però, che sia urgente imboccare una strada diversa, orientata al cambiamento, allo sviluppo, al lavoro e non limitarsi a gestire le “buche” e l’ordinario per il quale, per qualche anno ancora, non prevedo condizioni più favorevoli, almeno fino a quando i conti del nostro Paese, con le conseguenze che hanno sul Patto di Stabilità, non saranno decisamente migliorati.

Per Cantù la nuova strada da imboccare significa affrontare tematiche di più ampio respiro, ovviamente, più orientate al futuro: una fra queste le infrastrutture di collegamento con i grandi centri e i mercati più strategici mentre, una seconda, riguarda l’area del De Amicis.

Per sperare di ottenere qualche risultato occorre però abbandonare le politiche “autarchiche” finora perseguite e mettersi in relazione costruttiva con gli altri Comuni del territorio “vasto”, sfornando progetti che trovino il consenso e il coinvolgimento indispensabili per “bussare” all’Europa, l’unica, a mia avviso, fonte di finanziamento attualmente disponibile per realizzare grandi (e meno grandi) progetti pubblici.

 

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INFORMARE: L’adozione del PGT.

Nella seduta del Consiglio Comunale del 29 luglio 2013 il PGT è stato adottato a maggioranza: il gruppo del PD, pur esprimendo un giudizio positivo su molti punti del Piano, si è astenuto, contribuendo alla discussione attraverso il seguente documento  PGT_Adozione_Cosa pensiamo, e subordinando il proprio voto finale di approvazione alle modalità di gestione della fase successiva, che dovrà essere orientata al massimo grado di partecipazione con speciale riguardo al Programma Integrato di Intervento (PII) del De Amicis.

Quale la conseguenza immediata? Scatta la “salvaguardia”, come recitato dall’art. 13 della L.R. 12 del 2005: “Nel periodo intercorrente tra l’adozione e la pubblicazione dell’avviso di approvazione degli atti di PGT si applicano le misure di salvaguardia in relazione a interventi, oggetto di domanda di permesso di costruire, ovvero di denuncia di inizio attività, che risultino in contrasto con le previsioni degli atti medesimi.”

Quale il prossimo passo? Il più importante riguarda il deposito delle osservazioni: ogni cittadino, o gruppi di cittadini riuniti, ne ha facoltà. Il periodo previsto per il deposito delle osservazioni è pubblicato sul sito del Comune, in apposita sezione dedicata.

E l’iter come prosegue? Le osservazioni dei cittadini, quelle della Provincia e quelle della Regione devono essere contro-dedotte dal Comune sia che siano accettate sia che siano cassate. Segue poi la fase di approvazione finale che la Legge Regionale fissa inderogabilmente al 30 giugno 2014.

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INFORMARE: Il Patto di Stabilità

       Ho fornito precedentemente dei dati riguardo agli effetti sul bilancio 2012 del Comune di Cantù della rilevante diminuzione (al limite dell’azzeramento) dei trasferimenti da parte dello Stato, del contemporaneo incremento che ha subito la fiscalità locale complessiva e del risultato-saldo negativo determinatosi nel 2012, rispetto al 2009, a sfavore del Comune [- 8,2%].

       Proseguo ora con il tentativo di spiegare il contenuto e il meccanismo del Patto di Stabilità. Pur nella consapevolezza che restino ancora diversi particolari da approfondire credo che cominciare fornendo delle basi di riferimento possa, comunque, aiutare a conoscere.

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INFORMARE: I trasferimenti dallo Stato

     E’ ormai di generale conoscenza che tutti i Comuni siano sempre più in difficoltà finanziaria a causa delle manovre finanziarie di questi due ultimi anni.

       In particolare i Sindaci italiani attraverso l’ANCI hanno ripetutamente preso posizione contro le politiche dell’Amministrazione centrale che hanno generato gravi difficoltà agli Enti Locali sia attraverso una eccessiva riduzione dei trasferimenti che a causa dei forti vincoli derivanti dal Patto di Stabilità interno.

    Esaminiamo, per cominciare, i Rendiconti di Gestione del Comune di Cantù del 2009 (prima delle manovre) e del 2012 (dopo le manovre).

        Se ne deduce che i cittadini sono stati chiamati a versare più tributi “locali”, 7,3 milioni di Euro che sono rimasti nelle casse del Comune, cui sono corrisposti minori trasferimenti da parte dello Stato e delle Regioni. Il saldo complessivo di tali entrate passa da 31,8 a 29,2 a sfavore del Comune [circa l’8,2% in meno].

        Sono dati sintetici, forse anche un po’ riduttivi per la complessità della materia, ma sicuramente più utili dei soliti ermetici slogan per capirci un po’ di più!

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INFORMARE: La nuova TARES

In Commissione Bilancio è stato presentato il nuovo Piano tariffario previsto con l’introduzione della TARES, di cui stiamo pagando la prima rata calcolata al 50% con le tariffe 2012. A fine anno scatterà la seconda rata con l’introduzione delle nuove tariffe e il conseguente conguaglio.

Quali le sostanziali novità introdotte dalla TARES?
1. Viene innanzitutto introdotto l’obbligo, per gli enti locali, di garantire i servizi pareggiando i costi con le entrate. Il Comune di Cantù, a differenza di parecchi altri Comuni italiani (anche di grandi dimensioni), ha raggiunto da anni tale pareggio e di ciò va dato merito alle passate Amministrazioni.
2. Viene previsto un incremento per finanziare i cosiddetti “servizi indivisibili” (manutenzione strade, illuminazione, ecc.): tale incremento (0,30 € per mq) è però destinato, per il 2013, interamente allo Stato.
3. La tariffa, per le utenze domestiche, non viene più limitata alla superficie dell’abitazione ma il suo calcolo si baserà d’ora in poi, e principalmente, sulla quantità dei rifiuti prodotti stimati sulla base di consumi storici medi pro-capite. Ne risulta che la tariffa aumenta in funzione del numero dei componenti il nucleo familiare.
4. La tariffa per le utenze non domestiche rimane parametrata alla superficie anche se vengono raddoppiate le categorie con variazioni percentuali, in entrambi i segni, piuttosto significative che non ho ancora avuto il tempo di approfondire

Come saranno le tariffe 2013? Pur considerando che la complessità della materia merita un approccio impegnativo e richiede del tempo per essere perfettamente compresa, posso dire che la proposta è condivisibile (e in Commissione ho votato a favore nella considerazione che se fossi stato Sindaco mi sarei mosso nello stesso modo) in quanto prevede complessivamente una diminuzione di gettito rispetto all’anno precedente anche se, in parte, ciò è dovuto all’abolizione dell’addizionale ECA (10%).

Il prospetto dei costi e quello delle tariffe, allegati, dovrebbero essere utili per fare una valutazione sufficientemente oggettiva.

Qualche considerazione. Essendo la tariffa costruita sul pareggio entrate-costi è evidente che, per il futuro, occorrerà “lavorare” molto sia sulla riduzione della quantità dei rifiuti prodotti che sulla qualità degli stessi (la raccolta differenziata a Cantù ha raggiunto un ottimo livello – 63% – anche se è ancora leggermente sotto l’obbiettivo europeo per il 2012 fissato al 65%). Riguardo a ciò ripropongo alcune previsioni del mio programma elettorale:
 Promuovere la nascita di piccole “imprese” (anche sociali) per la riparazione e il riutilizzo di apparecchi altrimenti destinati alla rottamazione indifferenziata.
Creare una rete (e relativo “marchio di qualità”, da assegnare in conformità a un preciso regolamento) di attività commerciali virtuose che promuovano prodotti “a chilometro zero”, con minor imballaggio o con imballaggi riutilizzabili, biodegradabili, riciclabili per ridurre la produzione dei rifiuti. (aggiungo ora che la conseguenza dovrebbe essere la riduzione di tariffa per gli esercizi che acquisiscono il “marchio di qualità” e la diminuzione complessiva dei costi di raccolta con ricadute benefiche sulle tariffe domestiche).

Alla fine del 2013 scade la vigente convenzione di affidamento dei servizi per l’igiene pubblica: proporrò e vigilerò affinché il buon livello di raccolta differenziata raggiunto venga “premiato” e migliorato attraverso l’introduzione di nuove forme di riciclaggio attuabili anche attraverso una migliore differenziazione del materiale apportato alla piazzola ecologica.

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INFORMARE: 1a conferenza VAS

Era convocata per il 5 giugno alle ore 10.30 la 1a Conferenza di valutazione ambientale strategica (VAS), primo passo del lungo iter per l’approvazione del PGT.

Presenti una ventina di convocati: le Amministrazioni di Cucciago e Brenna, Confindustria, APA, CNA, Legambiente, professionisti del settore, l’assessore Vincenzo Latorraca, i dirigenti comunali Ruffo (autorità procedente) e Iorio (autorità competente), i dipendenti dell’Ufficio di Piano.

Dopo l’introduzione a cura dell’Assessore è stata fatta una presentazione “mirata” delle tavole e degli elaborati contenuti nel Documento di Piano, piattaforma “politica” del PGT.

Le reazioni degli intervenuti sono state di apprezzamento per il lavoro svolto e per i contenuti del Piano anche se, ovviamente, sono state sollevate domande e obiezioni che provo così a sintetizzare:

a)    necessità  di una cornice di insieme come preambolo “politico” indispensabile alla comprensione  del Piano;

b)   mancanza di  una precisa valutazione del residenziale invenduto o non utilizzato esistente;

c)    necessità di una tavola di raccordo tra il vecchio Piano Regolatore Generale (PRG) e il nuovo PGT per confrontare i piani di lottizzazione (PL) non realizzati ma confermati che si aggiungono alle previste aree di trasformazione (AR) del PGT

d)   parziale valutazione, stante i due rilievi precedenti, del numero di abitanti a fine piano, con le conseguenti ripercussioni, ad esempio, sul traffico e sulla pianificazione dei sotto-servizi (es. fognature)

e)    dubbi sulla realizzabilità di tutte le aree di trasformazione per la complessità oggettiva nell’utilizzo degli strumenti individuati;

f)     dubbi sulla variabile “temporale” di progressività decrescente nell’edificazione, riguardo alle quali è stato confermato che sarà possibile sfruttare al massimo tali volumetrie, dietro monetizzazione, anche se si comincerà a costruire in anni successivi al primo;

g)    il rappresentante di Confindustria ha, infine, affrontato il tema dei collegamenti infrastrutturali con particolare sottolineatura della necessità di realizzare l’autostrada Varese-Como-Lecco. L’assessore Latorraca, dopo aver precisato che il Piano non prevede nuove infrastrutture stradali per “mancanza delle disponibilità finanziarie necessarie per realizzarli”, si è dichiarato favorevole al potenziamento del “ferro” rispetto alla “gomma” a parte la tangenziale sud che è indispensabile.

La prossima conferenza VAS dovrebbe tenersi non prima del 15 luglio; fino a tale data sarà possibile presentare osservazioni che dovranno essere valutate e complessivamente contro-dedotte da parte del Comune.

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